I nonni raccontano

Testi tratti da: Giuseppe D'Amico, Carmine Tavarone "nella terra di Cuccaro Vetere"; Edizioni dell'Ippogrifo, anno 2003

Visita al santuario
  Zi Sceppo ri Puddicchi, Giuseppe Luongo, ha 84 ed una lucidità straordinaria per cui ricorda benissimo le modalità del viaggio (al Monte Sacro): "Il pellegrinaggio iniziava, in pratica, qualche giorno prima allorquando "'a cinta, centa, (che a Cuccaro ha la forma di torre e non di barca come per altri paesi del Cilento) veniva portata in processione per le vie del paese allo scopo di raccogliere le offerte per la Madonna; il 7 settembre si partiva dalla piazza del paese di buon mattino non senza avere effettuato il sorteggio per stabilire chi tra le donne che offrivano la propria disponibilità dovesse avere l'onore di portare 'a cinta che veniva seguita dagli zampognari e poi dai pellegrini. Durante il viaggio, nel bosco si prendeva la pietra da portare in segno di penitenza che poi veniva depositata in località Croce di Rofrano. Queste le località che la compagnia toccava prima di arrivare sulla vetta: Sciuvuledda (dove si raccoglie la pietra da portare in segno di penitenza), Croce, Pietra della Calce, Pietra di Salve Regina, Lau Russu, Acqua delle Conche, Costa r'anieddo (Costa dell'anello), Amarena, Monte Scuro e Croce di Rofrano al cui crocevia spesso si incontrano pellegrini che salivano anche da Novi Velia e Rofrano. In tanti percorrevano a piedi scalzi l'ultimo tratto, e questo in segno di devozione oppure per dare maggiore forza alla grazia che si intendeva chiedere alla Madonna. Dopo tre o quattro ore di cammino si raggiungeva la chiesa sul Sacro Monte dove si trascorreva il resto della giornata tra preghiere ma anche canti e balli prima di affrontare la notte nelle stanze messe a disposizione dal rettore del santuario. Il giorno dopo, l'8 settembre, dopo avere partecipato alle solenni cerimonie religiose, la compagnia si rimetteva in cammino per il ritorno e dopo il pranzo consumato nel bosco, in serata si tornava a casa. Va evidenziato, in proposito, che molto spesso il pellegrinaggio sul Monte Sacro rappresentava per le giovani donne, "condannate" a non uscire mai dal paese, l'occasione di effettuare il primo viaggio lontano da casa; quando i più piccoli della famiglia piangevano e protestavano perchè volevano unirsi alla compagnia, la mamma per scoraggiarli diceva loro che non era possibile perchè erano troppo piccoli e aggiungeva: "Non puoi venire perchè fino alla valle di Montescuro bisogna portare u' monaco 'ncuoddo e tu non ce la fai". Il divieto, però, non risparmiava neanche i maschietti. Reginaldo Lombardi oggi ha trentasei anni ma ricorda benissimo quello che gli raccontavano per scoraggiarlo: "Il monaco'! Me lo descrivevano pure! E grande e grosso ed indossa il saio con un grosso cordone; mi dicevano che bisognava caricarselo addosso e portarlo fino sopra e se rallentavi il cammino perchè non ce la facevi quello ti avrebbe colpito con il suo cordone; perciò è meglio che non vieni! A questo punto eri tu, ragazzino impaurito, che rinunciavi al viaggio e non i grandi che lo impedivano. Naturalmente, solo dopo alcuni anni ho capito come stavano veramente le cose!".

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